PARCO ARCHEOLOGICO E BOTANICO
IL GIARDINO DELLE MERAVIGLIE
Con un’estensione di circa 5000 metri quadri, il giardino di Villa Freya, perfetto rifugio del corpo e dell’anima, presenta un’identità e una qualità assoluta ideale. Oggi il giardino è un percorso esperienziale che colpisce tutti sensi. Lo si scopre a poco a poco, anche se con uno sguardo d’insieme se ne percepisce immediatamente la bellezza, che è sintesi perfetta di forme e colori, di volumi e spazi. É un giardino senza tempo, diviso in tante stanze, ciascuna con le sue specie vegetali, in una simbiosi mutevole di specie spontanee e coltivate, di rovine antiche ed elementi naturali. Il giardino, che fu di Freya Stark e prima ancora di Herbert Young, è un vero giardino romantico, ma il suo fascino non ama le rigide connotazioni e lascia spazio alle sensazioni che crea e ai cambiamenti che la natura impone. La scoperta delle rovine avviene passando per le aiuole fiorite, seguendo il viale di rose e iris che portano ai lecci centenari e alle rovine de teatro romano del II sec D.C. Tanti sono i segreti del giardino, luogo di incontri storici tra la viaggiatrice Freya Stark e la regina madre di Inghilterra, incontro immortalato attorno alla macina di pietra tra i filari di vite e le aiuole aromatiche.
Immaginando un percorso ideale che segue l’orientamento nord-sud, la passeggiata nel giardino incontra nove stanze che sono delle vere e proprie aree tematiche :
Ingresso visitatori
La fontana ottagonale: l’oriente incontra l’occidente
Il cortile dell’antica macina tra gli aromi
Le aiuole all’inglese: rose, iris, perenni, aquilegie e ranuncoli
Il vialetto dei carpini bianchi
Il prato naturale tagliato e i suoi grandi kaki
La vista panoramica del sito archeologico
L’ombra amica dei lecci secolari
Il sito archeologico del teatro romano (I sec D.c)
Il belvedere
Le terrazze dell’orto bio sostenibile
Il romantico cammino di rose antiche e iris
Uscita
IL TEATRO ROMANO
Il sito del teatro romano di villa Freya: Il poggio digradante verso meridione oggi occupato da villa Freya e dal suo giardino è il luogo dove era situato il teatro romano della città di Asolo, scoperto alla fine dell'800 da Pacifico Scomazzetto. I recenti scavi hanno evidenziato che prima della costruzione dell'edificio di spettacolo l'area a settentrione dello stesso fu sede dapprima di una sorta di santuario preromano (II-I sec. a.C.) e successivamente di un complesso monumentale a carattere pubblico, databile alla prima età augustea (fine I sec. a.C. -inizi I sec. d.C.) e posto su quote differenziate.
Le strutture precedenti al teatro (I sec. a.C.-I sec. d.C.): Il complesso monumentale posto a nord del teatro romano era costituito da una serie di edifici a carattere pubblico. Nell'area più settentrionale si collocava un edificio a due navate, aperto verso nord dove si estendeva un'area scoperta, forse la piazza forense. A sud di questo ambiente se ne collocava un altro che dalle caratteristiche si presenta come un criptoportico dotato di un piano superiore ad aula, pavimentazione a mosaico policromo a motivi geometrici, decorazione parietale ad affresco, copertura lignea e tetto a embrici e coppi. Il criptico aveva struttura a U e di questo si sono ritrovati sia il braccio occidentale, più limitato, che quello meridionale, più ampio, divisi entrambi in due navate. È probabile che si arrivasse al piano superiore mediante una scala di accesso. Le pareti del criptoportico erano rivestite di intonaco bianco e decorate con una cornice a stucco dipinto; la parete settentrionale ha presentato sull'intonaco un testo, graffito con strumento appuntito, a carattere sessuale e canzonatorio, secondo un uso diffuso nel mondo antico. Sul lato occidentale del complesso si aprivano invece due vani adiacenti seminterrati adibiti forse a botteghe (tabernae) affacciate probabilmente sulla via Aurelia che qui giungeva dalla pianura e della quale si sono rinvenuti alcuni tratti.
Le strutture del teatro (I-V sec. d.C.): La struttura scenica del teatro risulta addossata alla parete esterna del braccio meridionale del criptoportico e separata da questa mediante una intercapedine, larga circa 30 cm, utilizzata per lo scolo delle acque piovane. L'edificio di spettacolo era composto dalla costruzione scenica (muro di frontescena), dal palcoscenico, dall'orchestra e dalla cavea, dove sedevano gli spettatori, qui ad Asolo costruita in contropendio per evitare di essere rivolta a meridione e così troppo esposta al calore del sole. L'orchestra era molto degradata, era forse pavimentata in opus sectile. La cavea, legata da contraffortature ad arco, poteva avere una capienza di circa 1000 posti a sedere o anche 2000 se la parte superiore era costituita in legno. Le gradinate inoltre dovevano essere racchiuse a sud, ma anche a ovest e a est, da un portico rettilineo del quale si è trovata la spina mediana in alcuni pilastri che dividevano l'aula in due navate. L'angolo di questo ambulacro era probabilmente rifinito a zig-zag, così costruito per contenere maggiormente la terra di riporto. Sempre nella parte occidentale, all'altezza dell'orchestra e analogamente alla zona più settentrionale, si aprivano delle tabernae che davano sulla strada che arrivava dalla città.
L’ORTO A TERRAZZAMENTI
Da un’analisi storico–archivistica condotta dalla Provincia di Treviso proprietaria del parco in convenzione, si legge:
“Per avere una prova documentaria circa l’esistenza degli immobili che fanno parte del corpo della Villa è necessario giungere al 1811. Infatti le mappe del Censo Provvisorio (cosiddetto Catasto Napoleonico) redatte in quell’anno per il Comune di Asolo, Distretto di Bassano Dipartimento del Tagliamento (Doc 11) individuano ai mappali 1376 1377 (doc 12), una “casa di propria abitazione ed un orto”, come indicato nel relativo sommarione, da ritenersi senza dubbio il primo nucleo di Villa Freya. Nel relativo estratto catastale il mappale 1376 viene indicato come “casa”, mentre il mappale 1377 viene citato come “orto”, entrambi i mappali risultano di proprietà di Basso Sacerdote Pietro di Antonio. L’area di intervento nel passato fu usata e pensata come luogo per l'orticoltura, lo si intuisce non solo dalla presenza dei terrazzamenti, ma anche da una vasca di raccolta d’acqua per l’irrigazione manuale.
Descrizione dell’intervento
Giungendo dall’area archeologica soprastante si apre alla vista dall’alto il sistema delle terrazze. Queste sono coltivate ad ortaggi locali secondo stagione e rotazione colturale. Tra di essi sono presenti caratteristiche specie da fiore dai colori accesi, come calendule, zinnie, dalie e altre ancora per meglio creare il contrasto tra questo luogo e la parte dei prati arborati contigui. Il contrasto cromatico e il gusto compositivo sono la discriminante estetica che trasformano una sterile infilata di ortaggi in una visione suggestiva. Il luogo viene gestito come un semplice orto domestico a coltura continua: lavorazione manuale del terreno, concimazione organica, pacciamatura con paglia, juta e fogliame. L’orto è ben visibile anche dalla strada sottostante, dalla quale si notano i muretti di terrazzamento decorati da piante pendenti sia di ortaggi che di fiori, come il pomodoro, l’ipomea, il cappero.
