Villa Freya, antica dimora asolana della grande viaggiatrice e scrittrice inglese Freya Stark è, con il suo incantevole parco botanico e archeologico, un prezioso scrigno di ricordi e di vissuto che la curatrice Monica Masin e Diego Carron hanno scelto di aprire al pubblico. Un intendimento teso non solo a svelarne la storia e a valorizzarne contesti e scenari, ma a creare un ponte dialogico e sinergico, saldamente costruito sull’Arte, con le Istituzioni e le realtà culturali del Territorio. Un’idea in grado di rafforzare la capacità attrattiva di Asolo, tra i borghi più suggestivi d’Italia, e al tempo stesso di essere tramite di promozione della bellezza nella sua dimensione estetica e ancor più umana. E’ un progetto che prende forma con l’allestimento di una prima mostra esclusiva che si terrà nella villa dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027: Klimt ad Asolo. Bellezza e natura nelle grafiche d’arte, curata da Elena Ledda.
La scelta di proporre l’opera del grande Maestro della Secessione, in una forma ancora poco nota, la grafica d’arte, è parsa quella più opportuna: per il suo valore simbolico di unione fra luoghi e sentimenti che ancora qui sopravvive (la natura, il paesaggio), per l’influenza spesso tacita nella pittura veneta novecentesca, per la sua risonanza mediatica, che si spinge ben oltre la pura espressione artistica, per andare ad abbracciare temi di grande attualità come il ruolo femminile e la moda.
Villa Freya, dove ancora si respira quell’atmosfera anglosassone aperta al mondo e alla sensibilità, è oggi pronta ad ospitare una delle raccolte più significative del grande artista viennese, quasi tutte provenienti da una collezione privata. Le opere, storicamente raccolte in tre cartelle (Das Werk von Gustav Klimt, Hugo Heller, 1918; Gustav Klimt. Fünfundzwanzig Handzeichnungen, Gilhofer & Ranschburg, 1919; Gustav Klimt. Eine Nachlese (Max Eisler,1931), consegnano una visione completa dell’opera klimtiana e si propongono di divulgarla al di là della canonica modalità di fruizione. Attraverso la collotipia, infatti, Klimt sperimentò un sistema di diffusione della propria arte di grande efficacia e rilevanza, con la consapevolezza che la grafica costituisce un medium a sé stante nel panorama delle arti figurative, un’articolazione per nulla secondaria: l’altissima perizia tecnica raggiunta dalla Stamperia austriaca dimostra con chiarezza quanta valenza estetica sia insita in queste raffinatissime e preziosissime opere.
Sono opere, circa settanta, che all’interno della mostra acquistano ancor più valore artistico e simbolico per la loro collocazione in un percorso studiato con spirito innovativo, nei minimi dettagli, per offrire al visitatore la possibilità di immergersi nel clima di un’epoca e assaporarne sensazioni, ritmi e colori. Il tracciato narratologico segue un tema unico, quello della bellezza, scandito, nelle diverse stanze, da momenti di particolare suggestione. La costruzione del racconto prende avvìo al piano terra, nello studiolo starkiano, tra le carte e i disegni impressi nell’opera-simbolo della Scuola di Secessione viennese, “Ver Sacrum”, la colta ed elegante rivista, qui esposta nei suoi migliori esemplari originali. Luogo e immagini fungono da preludio alla narrazione che diviene ancor più viva in un’altra sala legata alla bellezza della natura attraverso diversi capisaldi arborei e paesaggistici dell’artista, alcuni dei quali esposti al pubblico per la prima volta. Essi trovano specchio nel parco antistante, laddove troneggia un secolare, maestoso “albero della vita”, dal forte richiamo klimtiano, e prosecuzione ideale nella serra, trasformata opportunamente in luogo espositivo.
Se quella della natura è già di grande trasporto, la bellezza femminile, declinata nei volti, nei corpi nudi di muse ispiratrici, negli atteggiamenti di donne reali o simboliche, ma sempre fascinose, che riempiono le opere esposte al primo piano della villa, diviene un momento d’estasi. Le sale, congeniate in modo tale da consentire il fluire del discorso narrativo, accolgono le grafiche più iconiche ed ospitano, eccezionalmente, alcuni disegni originali. L’ultima sala espositiva, troneggiano i ritratti femminili dell’opera del grande maestro della Secessione. Sono donne come Emilie Flöge, riconoscibile nel volto del Bacio, stilista d’avanguardia, imprenditrice di successo, partner intellettuale e compagna di vita di Klimt, che “vestiva” l’artista con tuniche larghe quasi monastiche, in linea con l’idea di vita riformata tipica della Vienna fin-de-siècle. Ma sono anche donne che accompagnano idealmente la figura che questo spazio ha realmente abitato: Freya Stark. Con la sua voglia di vivere, di sperimentare, di scoprire, di aspirare al contemporaneo, di conoscere e di riconoscersi nei luoghi dove l’arte, ma anche la natura, e quindi la bellezza, sono di casa.
